Negli ultimi anni, la situazione della legionella in Italia ha fatto registrare un trend in costante e preoccupante crescita, posizionando il nostro Paese ai vertici delle classifiche europee per numero di contagi. I dati consolidati dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) tracciano un quadro chiaro dell’evoluzione epidemiologica.
L’andamento dei contagi
I casi in Italia sono più che raddoppiati nel giro di pochissimi anni, evidenziando come la legionellosi (la forma di polmonite causata dal batterio Legionella pneumophila) non sia affatto un problema da sottovalutare.
2020: 2.120 casi registrati (anno condizionato anche dalla pandemia e dai lockdown).
2022: 3.111 casi (un incremento del 14% rispetto al 2021).
2023: 3.911 casi notificati, con un’incidenza di circa 66,3 casi per milione di abitanti.
2024: È stata superata la quota record di 4.617 casi. L’Italia si è confermata la “maglia nera” in Europa, accumulando quasi un terzo di tutte le segnalazioni dell’intera Unione Europea e registrando un tasso di 7,8 casi ogni 100.000 abitanti (più del doppio rispetto alla media UE).
La distribuzione dei casi sul territorio e tra la popolazione segue dinamiche molto specifiche:
I soggetti più a rischio: Il batterio colpisce prevalentemente gli uomini (circa il 69% dei casi) e le persone nelle fasce di età più avanzate, in particolare gli over 65 e i soggetti immunocompromessi o con patologie respiratorie preesistenti.
Il fenomeno è fortemente concentrato nel centro-nord. Circa il 75-77% dei casi totali si registra costantemente in sole 6 regioni: Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Lazio e Piemonte. Il Nord Italia presenta tassi di incidenza nettamente superiori (oltre 96 casi per milione di abitanti) rispetto al Sud (circa 20 casi per milione).
Sebbene si registrino contagi tutto l’anno, il picco si concentra tradizionalmente nel periodo compreso tra giugno e dicembre, mesi in cui l’uso massiccio di impianti di climatizzazione e i ristagni idrici dovuti al caldo favoriscono la proliferazione del batterio.
Origine del contagio e letalità
Uno dei problemi principali risiede nella difficoltà di tracciare con esattezza il punto di origine dell’infezione. Le autorità sanitarie riescono a identificare con certezza la fonte ambientale della contaminazione solo in una percentuale ridotta di casi (circa il 16%).
Dal punto di vista dell’esposizione, i casi notificati si dividono principalmente in:
Comunitaria (oltre l’84%): Contagi che avvengono normalmente in ambienti di vita quotidiana o domestica, la cui origine specifica resta spesso ignota.
Associata a viaggi (circa l’8-9%): Legata al soggiorno in alberghi, campeggi o strutture ricettive (nella stragrande maggioranza dei casi situate all’interno del territorio italiano).
Nosocomiale o assistenziale (circa il 3%): Contagi contratti all’interno di ospedali o strutture sociosanitarie.
La legionellosi mantiene un tasso di mortalità significativo, che si aggira mediamente tra il 10% e il 15% per i casi contratti in comunità, ma che può superare il 50% quando l’infezione colpisce pazienti già fragili o ricoverati all’interno delle strutture ospedaliere.
L’aumento costante delle notifiche ha spinto le autorità europee e nazionali a richiedere un forte irrigidimento delle misure preventive, focalizzandosi sulla manutenzione e sulla disinfezione continua dei sistemi idraulici e degli impianti di condizionamento dell’aria, sia negli edifici pubblici che in quelli privati.